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“Lu Santo Jullàre Françesco” di Dario Fo e Franca Rame in scena a Tunisi con Matthias Martelli per la XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo

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Martedì 20 ottobre 2026, alle ore 19.00, il Théâtre El Hamra di Tunisi ospiterà lo spettacolo “Lu Santo Jullàre Françesco”, di Dario Fo e Franca Rame, diretto e interpretato da Matthias Martelli. L’evento, promosso dall’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia a Tunisi, si inserisce nel programma della XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, dedicata quest’anno al tema “Lingua geniale: ideare, progettare, creare con l’italiano”.

Il 2026 è un anno particolarmente significativo per la cultura italiana: ricorrono infatti gli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, i 100 anni dalla nascita di Dario Fo e il decimo anniversario della scomparsa del Premio Nobel per la Letteratura. Tre ricorrenze che si intrecciano in Lu Santo Jullàre Françesco, spettacolo coprodotto dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e dal Teatro Stabile dell’Umbria, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita di Dario Fo promosse dalla Fondazione Fo Rame.

Al centro della rappresentazione, la figura di Francesco d’Assisi, raccontata attraverso lo sguardo anticonformista e irriverente di Dario Fo. Non un santo distante e idealizzato, ma un uomo ribelle, coraggioso e profondamente umano, capace di sfidare le convenzioni del proprio tempo e di proporre una visione rivoluzionaria della società, fondata sulla pace, sulla povertà e sul rispetto per il mondo.

Attraverso un racconto che alterna comicità, poesia, satira e momenti di intensa emozione, Matthias Martelli restituisce tutta la forza e l’attualità del messaggio francescano, dando vita a uno spettacolo in cui la tradizione giullaresca medievale incontra le inquietudini e le domande del presente.

La straordinaria forza creativa della lingua di Dario Fo

Scritto sulla scia del celebre Mistero buffo, Lu Santo Jullàre Françesco è un monologo a più voci in cui un solo attore dà vita a un universo popolato da personaggi, storie e situazioni. La parola si intreccia al gesto, il racconto diventa azione scenica e il linguaggio si trasforma in uno straordinario strumento di espressione e comunicazione.

Particolarmente significativa, nel contesto della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo, è la dimensione linguistica dello spettacolo. Martelli fonde le due versioni dell’opera scritte da Fo, nel 1999 e nel 2014, dando vita a un originale intreccio di lombardo-veneto, napoletanesco, volgare dell’Italia centrale e grammelot, il linguaggio espressivo che caratterizza il teatro del Premio Nobel.

Ne emerge un vero e proprio viaggio attraverso la ricchezza e la varietà linguistica della penisola, nel quale dialetti, suoni, ritmi e gesti superano i confini della parola e diventano strumenti universali di comunicazione.

Un esempio particolarmente significativo del tema scelto per la XXVI Settimana della Lingua Italiana nel Mondo: la lingua come materia viva, capace di reinventarsi, generare nuove forme artistiche e costruire ponti tra culture differenti.

Matthias Martelli, erede della tradizione giullaresca

Attore, drammaturgo e autore, Matthias Martelli è uno degli interpreti più originali del teatro italiano contemporaneo. Il suo percorso artistico è profondamente legato all’opera di Dario Fo, di cui ha portato in scena Mistero buffo, con la regia di Eugenio Allegri, ottenendo un importante riconoscimento internazionale attraverso centinaia di rappresentazioni in Italia, Europa e Stati Uniti.

Nel nuovo allestimento di Lu Santo Jullàre Françesco, Martelli rinnova questa eredità artistica attraverso un teatro fisico, essenziale e coinvolgente, affidato alla potenza della voce, del corpo e della narrazione.

La sua interpretazione restituisce al pubblico un Francesco sorprendentemente contemporaneo, capace di interrogare il nostro tempo attraverso l’ironia, la libertà e la forza rivoluzionaria della parola.

Lo spettacolo rappresenta così un’occasione per celebrare non soltanto il genio teatrale e linguistico di Dario Fo, ma anche la vitalità di una tradizione artistica italiana che continua a rinnovarsi e a dialogare con il pubblico internazionale.

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